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Un capo su misura realizzato in sartoria e un capo industriale sono molto diversi, anche se in negozio sembrano uguali. Perché il primo ha la vita dentro, mentre il secondo è solo un oggetto. I veri laboratori sartoriali, i pochi rimasti, sono un universo aperto. Intorno a loro ruota e si muove un mondo di attività fatto non solo di clienti e fornitori perché sono un sistema di lavoro al centro del quale troneggia un solo aspetto: la qualità del risultato. Nel laboratorio vengono svolte solo una parte delle attività necessarie alla produzione di un capo di abbigliamento, come ad esempio potrebbe essere una camicia.
Il laboratorio sartoriale
Il cliente sceglie il tessuto, i bottoni, i dettagli della camicia, gli vengono prese le misure. Appena se ne va, prende il via il processo di realizzazione della camicia. Il primo a intervenire è il tagliatore (in genere è un’attività che viene svolta dal titolare del laboratorio, ma spesso si trovano tagliatori professionisti), che disegna il modello del cliente (se si tratta della prima camicia) e taglia il tessuto nei vari pezzi che la compongono: le maniche, il collo, i polsi, i 2 pezzi del davanti, il dietro, il fintone (la fettuccia di tessuto che troviamo sopra i bottoni). A volte è necessario tagliare anche il carré, la parte di tessuto che unisce le spalle, il dietro, il davanti e parte delle maniche. E’ un lavoro delicato e difficile, in particolare se il taglio riguarda tessuti a righe, a quadri o fantasia.
Il “pattern matching”
Nella sartoria tradizionale di alta qualità si pone particolare attenzione a quello che gli anglosassoni chiamano “pattern matching”, ovvero il combaciare delle righe, dei quadri o comunque delle parti disegnate del tessuto tra i vari pezzi della camicia. A volte i tagliatori devono fare dei veri e proprio miracoli per fare in modo che le cucitrici, successivamente, possano ottenere un risultato perfetto. Devono anche fare attenzione a non sprecare troppo tessuto, altrimenti sarebbe facile! Basterebbe questo a rimarcare la differenza tra un prodotto sartoriale e un prodotto industriale, ma non è nulla rispetto a quello che accade durante la lavorazione vera e propria.
Come nasce una camicia sartoriale
E’ un’attività “job intensive”, e sono molte le professionalità che intervengono nella realizzazione di una camicia sartoriale. Dopo il taglio, il collo e i polsi sono cuciti da una persona specializzata che deve rispettare le indicazioni del cliente: collo rigido o morbido, impuntura a 3 o 5 mm, polsini a 5 o a 7 cm, bottone doppio o singolo. Il collo è una delle parti più importanti della camicia e realizzarlo a regola d’arte è il minimo che una ottima camiceria possa offrire. Contemporaneamente, un’altra persona specializzata unisce tra loro i diversi lembi della camicia, alla quale cucirà collo e polsi appena pronti. Successivamente, prima della consegna al cliente, la camicia passa attraverso il controllo di qualità, lo stiraggio e il confezionamento.
Il laboratorio sartoriale
Ma i laboratori sono spesso spazi molto piccoli, considerato che hanno necessità anche di un’ambiente per accogliere i clienti e conservare i tessuti da esporre. Nella tradizione napoletana le rifiniture sartoriali (la ribattitura del collo, la cucitura dei bottoni a mano, la rifinitura del giromanica, le iniziali ricamate, la cucitura delle asole in seta e tanti altri, i cosiddetti “passaggi a mano”) vengono realizzati da camiciaie specializzate, che lavorano esclusivamente a mano e quasi esclusivamente a domicilio. Questo perché in laboratorio non c’è posto per tutti, servirebbe uno spazio molto più grande.
Le rifiniture sartoriali
Le camicie sono portate presso le camiciaie con le indicazioni di lavorazione e ritirate quando pronte, di norma a fine giornata. Le camiciaie lavorano tutta la giornata come hanno imparato dalle madri, dalle sorelle e dalle zie, o addirittura a volte dalle nonne. Cuciono bottoni “a giglio”, rifiniscono il giromanica, ribattono gli orli della camicia con le cuciture “a coda di topo”, ribattono il collo e il fintone per rinforzare i punti deboli, rifiniscono le asole con filo di seta per renderle più elastiche. Le ricamatrici ricamano pazientemente le iniziali di professionisti, dirigenti, imprenditori, politici, e il tutto con la massima attenzione, come hanno imparato. Svolgono questo lavoro fatto di dettagli e di attenzione con l’orgoglio e la consapevolezza di chi conserva la tradizione di un modo antico di fare un mestiere attualissimo e prezioso.
La sartoria è vita
E nelle pause di lavoro, vivono. Preparano la cena a figli e nipoti, parlano a telefono con un parente che vive lontano, si occupano della casa, fanno l’amore. Fanno tutto quello che una persona fa normalmente quando è serenamente a casa sua, non in fabbrica o in ufficio. Ed è proprio per questo che nella sartoria c’è la vita con tutte le sue emozioni. Ed è per questo che le camicie sartoriali non sono perfette, non sono tutte identiche e hanno quelle minime imperfezioni che le rendono uniche, fatte solo per noi. E’ per questo che a volte in una camicia sartoriale un filo penzola, un bottone balla, un’asola si apre. Non dovrebbe succedere ma ogni tanto capita perché la vita è imperfetta ma esiste, è per questo che quella camicia sartoriale su misura non può venire da una fabbrica. Ecco perchè la sartoria è vita. Viene dalla vita, quindi è viva.
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